Monólogo desde las tinieblas (Monologue from darkness) by Antonio Gálvez Ronceros

By Antonio Gálvez Ronceros

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Derrida's Legacies: Literature and Philosophy

This quantity brings jointly probably the most recognized and hugely revered commentators at the paintings of Jacques Derrida from Britain and the USA in a sequence of essays written to commemorate the existence and are available to phrases with the dying of 1 of crucial highbrow presences of our time. Derrida’s inspiration reached into approximately each nook of latest highbrow tradition and the adaptation he has made is incalculable.

La letteratura come menzogna

Quando apparve l. a. letteratura come menzo­
gna (1967), los angeles scena letteraria italiana si
presentava piuttosto agitata. Lo spazio period
diviso fra i difensori di un establishmentche
vantava come glorie opere spesso medio­
cri e i propugnatori della «neo-avanguar-
dia», i quali non si erano accorti che l. a. pa­
rola «avanguardia» period stata appena colpi­
ta da una benefica senescenza. consistent with ragio­
ni di topografia e strategia letteraria, Man­
ganelli fu assegnato (e si assegnò egli stes­
so) a quest’ultimo campo. Nondimeno, sin
dai suoi primi scritti, si capì che l. a. lettera­
tura di Manganelli non apparteneva a quel­
la battaglia dei pupi, ma rivendicava u n ’a­
scendenza più rem ota e insolente: quella
della letteratura assoluta. Che cosa si dovrà
intendere con questa espressione? Tante
cose different quanti sono gli autori che, e-
splicitamente o no, los angeles praticano. Ma un
presupposto è in keeping with tutti comune: si è dato,
a un certo punto della nostra storia, un sin­
golare fenomeno consistent with cui tutto ciò che period
rigorosa ricerca e acquisizione di un vero -teologico, metafisico, scientifico - apparve
innanzitutto interessante in quanto mate­
riale, in keeping with nutrire un falso,una finzione per­
fetta e onniawolgente quale è, nella sua
ultima essenza, los angeles letteratura. A questo dio
oscuro e severo andava offerto tutto ciò
che sino allora aveva presunto di essere
giustificato in se stesso. Di questa ambizio­
sa eresia si può supporre fossero cultori, in
secoli lontani, Callimaco o Góngora o for-
s’anche Ovidio. Ma rimane il fatto che nes­
suno osò formularla sino a tempi recenti,
quando i romantici tedeschi cominciaro­
no a disarticolare con mano delicata ogni
presupposto dell’estetica. Come il surrea­
lismo non può dirsi assente anche da lette­
rature lontane, e tuttavia occorreva che un
giorno André Breton scrivesse il Manifesto
del surrealismoperché l. a. parola si divulgas­
se; così è accaduto che l’essenza menzo­
gnera della letteratura sia serpeggiata in step with
anni in tante opere, sinché Manganelli de­
cise, con gesto brusco e quasi burocratico,
di presentarla allo stato civile. E dunque
molto grave los angeles responsabilità che si prese,
dando quel titolo a una raccolta di saggi
dove si parla di Carroll e di Stevenson, di
Firbank e di Nabokov, di Dickens e di Pea-
cock, di Dumas e di Rolfe. Ma period un gesto
doveroso: lo avvertiamo tanto più oggi, nel
constatare che certe argomentazioni non
hanno più bisogno di essere confutate. Già
le aveva infilzate il cavalier Manganelli con
la sua lancia. E accaduto perciò a questo
libro, in breve pace, qualcosa di simile a
quello che avviene a tanti bei libri in tempi
più lunghi. Nascere come scandalo e sor­
presa, e vivere poi tranquillamente con los angeles
forza silenziosa dell’evidenza.

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Jura llamó a su hija, que estaba más al fondo: - J utiliiicia, J utiliiicia ... -¿Mama? -Llama a ese Jutito. Dile que su tata lo ta eperando ajuera. -Jutiiito, Jutiiito ... -Qué quiedes --dijo Jutito; estaba escondido · en el corral. -Te llama mi tata. y queriendo y no queriendo, Jutito fue llevado ante la presencia de su padre y de su padrino. Y el padre le dijo: -Oooye, neriiito, túuu me váaas a decí qué cóoosa lias dicho a mi compaire. -Je ... Je ... Pendeijo mi tata. , . vuerva a Jore a mI panno.

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Y ya fue a la procesión? -Pallá me iba. -¿Acaba usted de llegar a la ciudad? _. -No, señó. - y por qué recién va a la procesión. -E quel tiempo se mia pasá. Yo vine al pueblo en la mañanita, junto con mi compaire Froilito. Nos juimo a la plaza diarma y como vimo mucha mesa vendiendo comía, nos dio hambe y nos pusimo a comé. En una mesa comimo unos cuyes firtos, en ota mesa chicharone con yuca amaría, má allá un acombiná e calapurca con sopaseca, má allacito un seco e pato ... Hicimo detapá como docienta botea e tintío.

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